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Come molti di voi sanno io Miriam e Alberto restauriamo sedute in paglia di Vienna.

Le famose sedie buona della nonna di una volta.

Guardando una sedia in paglia di vienna il pensiero va quasi automaticamente a

Avete mai sfogliato riviste di arredamento? Certamente si.
Avete mai visto la scritta SHABBY CHIC? Certamente si.

Ma sapete cosa significa in realtà?

L’Africa con quei bei suoni di tamburo. Chi di voi non ha mai sentito un “Tam Tam” di questi tamburi.
Si vedono spesso nei film, documentari e vari mercatini locali dove vengono venduti delle belle riproduzioni.
Esistono tamburi di varie fogge.
Dai piccoli bongos, portati a

Chissà perché quando vedo dei bauli la mia mente vola e penso ai pirati… magari in un’altra vita ero un pirata od un corsaro.

Sapete dirmi a che periodo storico risale il baule più antico rinvenuto?

All’età dell’oro, VENNE ritrovato nella tomba di Tutankhamon. Un famoso faraone egizio.

Anche gli antichi romani facevano uso dei bauli per

gommalacca1La  gommalacca é una resina naturale ricavata dalla corazza di un insetto della famiglia delle coccinelle: si presenta a scagliette color miele. Agli inizi dell’800 divenne in assoluto la vernice per mobili più usata, rimpiazzando quasi completamente cere e olii, e rimase la preferita fino agli anni 30 del secolo scorso. Per prepararla, mettete un po di scaglie in una bottiglia di vetro, allungate con alcool, nella proporzione del 50%, chiudete la bottiglia e mettetela in una pentola d’acqua: scaldate finché la resina si sarà sciolta completamente; poi, scuotete la bottiglia per amalgamare perfettamente il prodotto. Con la gommalacca lucideremo il nostro mobile.

gommalacca2

Che bei i ricordi che ho di mia nonna, seduta con noi tutti intorno, davanti al caminetto che ci raccontava le favole.

Lei in poltrona e noi che ascoltavamo rapiti le sue storie fantastiche in religioso silenzio, seduti sulle nostre sedioline, mangiando biscotti ed ascoltando emozionati.

Le cravatte non si buttano mai. Molti uomini le indossano ogni giorno per lavoro, e ne hanno tante. Molti altri le indossano proprio solo quando devono, per cerimonie e occasioni importanti. Molte cravatte sono regali, quelle proprio mai usate.
Allora si possono trasformare, unite insieme ci si può fare una strana e colorata borsa, una gonna, e altre diverse cose. Si possono fare delle collane.

Il riuso in questo caso ha un ulteriore aspetto. Nel creare una collana da una cravatta non c’è solo un cambio di forma o di destinazione, ma un cambio di destinatario: un passaggio di genere. La cravatta è un accessorio prettamente maschile, mentre la collana, questo tipo in particolare, è soprattutto femminile. In questo modo si viene dunque a creare un piccolo oggetto in cui si consacra un legame affettivo: si può portare con noi qualcosa del nostro babbo o del nonno, del fidanzato o del marito. Qualcosa che altrimenti non avremmo potuto che guardare invecchiare.
Fra i “grani” (le palle), si possono inserire dadini di acciaio dei bulloni, di ferramenta. Completano la collana perché sulla stessa linea concettuale, ciò che viene fuori è un oggetto creato con altri oggetti, non nati per quello scopo.
Buon divertimento!

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